L’AQUILA – Nell’ambito degli eventi organizzati per la settimana della cultura promossa dal MIBAC dal 14 al 22 aprile l’Archivio di Stato dell’Aquila ha presentato una mostra di manoscritti miniati conservati presso l’Archivio di Stato. I colori del tempo – L’arte della miniatura nel quattrocento aquilano.
L’apertura dell’esposizione è stata preceduta dalla presentazione del volume di Cristiana Pasqualetti Il libellus ad faciendum colores dell’Archivio di Stato dell’Aquila – origine contesto e restituzione del “De Arte illuminandis” e non poco stupore ha destato l’assenza dei due codici miniati studiati dalla Paqualetti visto che la Biblioteca Provinciale dell’Aquila non ne ha concessa l’esposizione.
Sul libro e sulle miniature oggetto della prestigiosa mostra sono intervenuti Ferruccio Ferruzzi Direttore dell’Archivio di Stato dell’Aquila, Giusi Zanichelli dell’Università di Salerno e Walter Capezzali direttore della Deputazione di Storia Patria oltre all’intervento della stessa autrice.
Proprio Walter Capezzali ha manifestato chiaro disappunto per l’assenza dei due Codici della Biblioteca Provinciale, disappunto condiviso dalla platea presente.
Il diniego all’esposizione da parte della Biblioteca Provinciale suona come una vera negazione della cultura e vera sottrazione del patrimonio librario d’arte alla fruizione della collettività.
In tempi in cui si cerca di promuovere L’Aquila come Capitale della Cultura appare a dir poco inaccettabile che proprio la nostra Biblioteca, quella che melanconicamente ricordiamo sotto i portici, abbia atteggiamenti di tal chiusura ed ostativi alla presentazione al pubblico del nostro patrimonio storico.
Anche senza i “codici negati” la mostra dona la visione di miniature di rara bellezza con i due antifonari di Santa Maria Paganica, Il Processo di Canonizzazione di San Bernardino del 1445, i Codici dei Privilegi oltre ai tanti altri splendidi Codici manoscritti tutti arricchiti da pregevolissime miniature.
Peccato dover concludere dicendo che la nostra Biblioteca Salvatore Tommasi forse dovrebbe avere alla sua direzione un vero bibliotecario come sono stati Capezzali e Simari e non, come oggi accade, un dirigente amministrativo.